Fare turismo in Sicilia: le basi

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Il turismo come impresa?

Il turismo, oltre che un fenomeno puramente geografico, legato per lo più allo spostamento di una persona o gruppi di persone, presenta rilevanti connotazioni di tipo economico, sociale e culturale. Volendo essere più precisi, non tutti gli spostamenti di persone costituiscono ondate turistiche, ma solo una parte: il pendolarismo lavorativo o il ritorno al paese natio o la visita ai parenti non possono configurarsi come movimento turistico. Mancano i requisiti del movimento collettivo, con la configurazione della destinazione, la tempistica, le modalità organizzative. In ognuna di queste sfaccettature potremmo tracciare diversi percorsi di studio, ma, per adesso, la nostra attenzione si rivolgerà all’aspetto manageriale del fenomeno turistico, con approfondimenti sugli aspetti organizzativi e tecnologici, e al turismo come impresa, con l’obiettivo di incrementare reddito e occupazione.

Tutte le nostre osservazioni sarebbero vuote e decontestualizzate se il nostro punto di partenza non fosse sempre e solo il turista e la sua scelta di viaggio. Questa scelta andrà analizzata e scomposta nelle diverse cause da cui è scaturita:

  • desiderio emotivo o culturale
  • motivazioni personali
  • esperienza personale
  • stile di vita
  • possibilità economiche

Conoscendo questi fattori per aree di provenienza e di destinazione, sarà più facile comporre una mappa ragionata del nuovo Turismo Siciliano, che non preveda solo l’origine geografica del turista (francese, inglese o tedesco, per capirci), ma anche e soprattutto il complesso dei comportamenti (desideri, motivazioni, ricerca di nuove relazioni sociali ecc) che lo spingono ad intraprendere un viaggio in Sicilia e il suo profilo umano, culturale, spirituale, economico per poter organizzare la migliore offerta turistica possibile.

Come potete vedere da questa breve presentazione, niente sarà lasciato al caso.

Un pò di storia: il turismo è sempre stato un bisogno sociale?

No. Tre secoli fa, nel corso del Settecento, erano frequenti i Grand Tour, viaggi in particolari luoghi dell’Europa, soprattutto mediterranea, organizzati da giovani aristocratici inglesi a scopo di formazione e di svago. La moda si estese anche ad altri rampolli dell’aristocrazia europea e poi anche ai giovani appartenenti all’alta borghesia agraria e industriale. In contemporanea, in zone fluviali o marittime, si sviluppa il turismo termale.

 

L’ozio come elemento di distinzione

Con queste caratteristiche, il turismo settecentesco diventa un’esclusiva delle classi più abbienti. In poco tempo, a questa esigua schiera si aggiungono elementi della borghesia media, come i commercianti e i liberi professionisti. Così l’offerta si fa più varia e interessante, per poter soddisfare tutte le richieste: le zone montane (Nizza, Montecarlo, Chamonix ecc), diventano alternative a quelle balneari (villeggiatura marina).

 

Il diritto alle ferie

Per quasi un secolo, il turismo europeo gode di questo profilo, mentre, verso la seconda metà dell’Ottocento, vede l’entrata di nuove figure sociali fruitrici del sempre più diffuso mercato turistico: i funzionari e gli impiegati. Il progresso tecnologico e l’affermazione dei sindacati, porta all’inserimento delle ore di svago come un diritto dei lavoratori. Inizialmente, questo diritto è ridotto a alcune ore, per poi passare ad alcuni giorni all’anno (ferie).
Le classi popolari, tuttavia, sono fuori da questa democratica elargizione, in un contesto più che mai capitalistico, né i soggetti hanno il tempo libero o la disponibilità economica per le vacanze. Ma è un processo ormai in corsa: nei primi anni del Novecento e dopo la seconda guerra mondiale, il numero degli impiegati medi aumenta e così anche i contratti comprensivi di giorni di ferie. Negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, ottengono questo traguardo anche i lavoratori appartenenti alle classi popolari.

 

Cosa facilita il turismo?

A facilitare questo percorso è la rivoluzione nel campo dei trasporti (auto, treno, aereo), la nascita dell’associazionismo turistico, la distribuzione a largo raggio di letteratura turistica (guide ecc).
Lo sviluppo è sostenuto anche da politiche nazionali grazie all’interesse verso le aree verdi, le agevolazioni per i trasporti, la nascita di settori governativi riservati al turismo.
Gli anni Settanta sono conosciuti per l’esplosione del turismo di massa, caratterizzato da destinazioni economiche, partenze in gruppi, accoglienza presso grandi strutture alberghiere. In quelle circostanze, intere generazioni e intere classi sociali si sono identificate in un movimento turistico nazionale o europeo.

 

Il nuovo profilo del turista

Finché il turismo è stato gestito quasi per intero dalle agenzie di viaggi e tour operator, era complicato crearsi percorsi di viaggio personalizzati. Ma, con l’avvento della tecnologia, dei nuovi mezzi di trasporto e di comunicazione (Internet, nella fase finale), il turismo si è fatto sempre più autodeterminato.
Inoltre, la possibilità per il lavoratore di selezionare i tempi delle sue ferie nel corso dell’anno lavorativo, ha reso il turismo un flusso continuo di incontro tra domanda e offerta. Questo tipo di turista è diventato ancora più esigente e richiede attenzioni particolari: itinerari culturali, sportivi, naturalistici, religiosi, enogastronomici ecc.
Il profilo nuovo che viene fuori è quello di un turista curioso, con voglia di esplorare, di partecipare in toto alla sua vacanza, immergendosi nelle tradizioni e nei sapori locali, nella maggior parte dei casi rispettoso dell’ambiente (turista landscape, leisure e learning).

Bibliografia generale

Guglielmo Gulotta, Psicologia turistica, 2003
Nicolò Costa, I professionisti dello sviluppo turistico locale, 2005
Nicolò Costa, Verso l’ospitalità Made in Italy. Avviare la crescita con la competitività turistica delle diverse località, 2013

Notizie sull’Autore

Dario De Pasquale
Web marketing manager, certificato Google© e Apple©, padre e copywriter, marito e blogger, aiuto le aziende ad essere più digitali. Contattami: dario@sikelia.com